Il Verdetto - se una storia risuona

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....un film che lascia dentro di te un segno anche se non sai bene spiegarne la ragione. In questi casi la mente vaga.......

 

 

 

Il verdetto

Giovedì sera sono andato a vedere un film: Il verdetto.  La storia si regge tutta sulla figura della protagonista principale, un giudice inglese che tramite un caso giudiziario particolare rimette in discussione tutta la sua vita. Sono tornato a casa colpito dalla storia. Sarà capitato anche a voi questo: un film che lascia dentro di te un segno anche se non sai bene spiegarne la ragione. In questi casi la mente vaga cercando una spiegazione che trovi il collegamento con la tua vita quotidiana e spieghi l’emozione provata, arrivata improvvisa e senza una giustificazione. La protagonista (il giudice è una donna) si muoveva decisa districandosi con grande determinazione tra i casi che le venivano sottoposti. Uno di questi però sarà destinato a cambiare il corso della sua vita. E’ l’incontro con un ragazzo, testimone di Geova, cui lei impone una trasfusione di sangue e che va a trovare in ospedale prima della sentenza, per conoscerlo di persona e  capire meglio il problema. Da quell’incontro nasce, non voluto ma prepotente, un sentimento confuso di affetto che le fa scoprire la sua parte più umana. Il giovane morirà, lei troverà da tutto questo la forza di riprendere a parlare con suo marito. Anche adesso, mentre scrivo brevemente la trama, colgo degli elementi che catturano la mia attenzione. Quello che forse mi colpisce di più è l’imprevedibilità delle conseguenze  di un evento che all’inizio pare di scarsa importanza. Andare a visitare il ragazzo in ospedale per capire meglio le sue ragioni apre alla donna porte che parevano oramai chiuse e che la porteranno a riconsiderare il suo modo di vivere il mondo.

Dopo aver visto il film ho voluto dedicare all’argomento lo scambio di focusing settimanale che faccio con la mia amica Giulia, via Skipe. L’ho fatto per più motivi . Il principale  è che il film aveva davvero colpito la mia immaginazione ma faticavo a comprenderne i motivi. La seconda che volevo sperimentare un modo diverso di rapportarmi con una storia. Un film, un romanzo, un racconto sono storie, narrazioni che colpiscono la nostra immaginazione quando ci piacciono. Volevo provare un modo di accostarsi a questi racconti diverso da quello che si accontenta della consapevolezza dell’emozione sperimentata o che porta  ad una spiegazione razionale del  perché la storia ti abbia colpito. Ho voluto mettermi in gioco. Fare focusing su un racconto è sempre un’esperienza particolare perché chiedi al corpo le sensazioni che prova nell’ascolto. Entri in contatto con  un sentire profondo e capisci che alcune parti di te sono state toccate. La loro risposta è intensa e per nulla scontata. In questo modo  accettiamo di dialogare con parti di noi che non controlliamo ma che ci influenzano e con le quali possiamo e dobbiamo fare i conti. Quando iniziamo questo percorso, la prima cosa che possiamo   fare è quella di stabilire un contatto che consenta un dialogo alla pari. Il nostro Io, la parte di noi che tiene i rapporti con il mondo interno ed esterno e con la quale ci identifichiamo, sta esplorando territori sconosciuti e si muove con prudenza. Può fare incontri meravigliosi ma non ne è certo, per questo è prudente. Quello che deve accettare è che il dialogo sarà di tipo analogico, che avviene per mezzo di simboli che non possono essere interpretati ma solo accettati. Questa è il primo passo da compiere. Un elemento rassicurante è che tutto avviene in modo  rispettoso, nel senso che l’Io, quando non se la sente, può decidere di interrompere il contatto per poi riprenderlo in un momento successivo a suo piacere. Un’altra cosa che caratterizza questa esperienza comunicativa è il tempo. Eugene T. Gendlin ricordava sempre che il mondo interiore ha un senso del tempo molto diverso da quello della nostra società, frenetica e ossessionata dalla fretta. Dialogare con il nostro mondo interiore necessita di tempi che a volte ci sembrano inspiegabilmente lunghi. In realtà sono tempi differenti  da quelli che solitamente scandiscono la nostra vita quotidiana. L’esperienza diventa importante perché è diversa  dalla nostra abituale scansione del tempo.  Quando andiamo in vacanza viviamo spesso la giornata con tempi diversi però sappiamo che quella è una parentesi della nostra vita quotidiana. Adesso scopriamo che è un modo diverso di vivere il mondo, di esplorarlo per dargli un senso. Il tempo dell’ascolto dilatato cambia il nostro modo di considerare la nostra vita. La fretta cessa di essere un valore ed il tempo non viene più consumato in modo frenetico perché la qualità della vita non viene più a coincidere necessariamente con la quantità delle cose che facciamo.

L’esperienza da me vissuta mi ha detto molto. Mi ha messo a contatto con una parte che sente scorrere la vita dentro di me, prova piacere per questo. Ho sentito anche quella parte che ha invece paura delle conseguenze del mio agire e mi suggerisce di starmene calmo. Il dialogo è appena iniziato. Tornerò ancora a dialogare con queste parti di me.  Mi rendo conto però che mentre vivo l’esperienza di ascolto interiore  qualcosa cambia in me: per prima cosa accetto, faccio mio il modo analogico-simbolico di guardare il mondo. E’ un modo di considerare la realtà che procede parallelo a quello logico razionale e mi offre un’altra possibilità di guardare le cose. Poco alla volta accetto che il simbolo sia un’entità diversa dall’indovinello della settimana enigmistica che va decifrato e spiegato. Il simbolo è portatore di un senso che si sviluppa man mano che lo conosciamo. Per questa ragione non va interpretato ma raccontato, descritto, seguito. Comprendere il simbolo significa capirne il senso, capire cosa dona alla nostra visione del mondo e porre attenzione ai suoi mutamenti. “Il pensiero simbolico è antitetico al dualismo; caratteristicamente unisce, collega, congiunge ciò che ‘diabolicamente ‘ viene separato, diviso, sconnesso. Ciò che più universalmente il simbolo mette-insieme è l’inconscio con la coscienza: non è simbolo se non contiene una porzione di inconscio e non è simbolo se non contiene una porzione di coscienza[1]”. Un altro aspetto di grande importanza è il diverso valore che il tempo  assume   nell’esperienza d’ascolto.   Non bisogna avere fretta  perché  la novità  si  manifesta poco alla volta.  L’analogia ed il simbolo  si esprimono in modo meno scontato e più lento  del pensiero razionale  ed aprono nuovi spazi.  I tempi lenti  sono il segnale  che  l’intuizione si sta sviluppando  e che si manifesta quando meno ce l’aspettiamo, in un modo che non possiamo prevedere.

[1] Claudio Widmann – introduzione alla sincronicità- Magi ed - 2016


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