Siamo tanti

 

focusing

 

Scrivevo nell’articolo: Cerco un gesto che Il percorso di integrazione è anche un dialogo tra differenti  parti di noi che utilizza come strumento linguaggi spurii e che ha come fine un incontro tra diversi. Il riconoscimento della presenza dentro di noi di varie parti è antichissimo [Parmenide]  lo troviamo in molte di  quelle religioni in cui si parla di anima: il diavolo tentatore, solo per fare un esempio, cerca di condurci sulla via del male mentre l’angelo custode ci aiuta e ci protegge.

Non occorre molta fatica per pensare che queste creature sovrannaturali alberghino nel nostro mondo interiore, anche se l nostro sistema di credenze tende ad attribuire a queste entità una vita propria, indipendente dal nostro sentire. Nel 1800, in Europa, l’idea di un mondo interiore in cui convivono volontà differenti, talvolta opposte, viene presentato  in tanti modi.  Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde  pubblicato nel 1886 è forse il testo più noto sull’argomento ed è stato scritto da R.L. Stevenson, prolifico scrittore scozzese. L’idea che l’animo umano sia costituito da parti, talvolta in dialogo tra di loro, lo troviamo poi  in psicologia, ed è alla base del pensiero di  moltissimi  autori. Il più famoso è Sigmund Freud che con la sua definizione di Es, Io, Super-Io proporrà una concezione dell’animo umano che avrà molto successo. Altri individueranno successivamente differenziazioni di altro tipo. L’idea che l’animo umano abbia  al suo interno tante facce è oramai comunemente accettata.

Molto spesso chiamiamo con il termine ombra quelle parti di noi che rifiutiamo. Sono parti in contrasto con il nostro sistema etico o più semplicemente con forme di comportamento socialmente accettate e che seguiamo a volte per consuetudine (il vantaggio di questo conformismo è dovuto al fatto che non entriamo in contrasto con il nostro gruppo di riferimento ma al contrario possiamo dire a ragione di farne parte) altre volte perché ne siamo del tutto convinti. La nostra volontà aderisce convinta a comportamenti e pensieri socialmente adeguati ma esiste una parte di noi che li rifiuta .

 Il percorso di integrazione comprende momenti di incontro con la nostra ombra. Incontrare la nostra ombra però ci fa paura. Abbiamo paura di esserne travolti, dominati, di non essere più noi stessi, è però possibile incontrarla in tanti modi, uno di questi è l’incontro  nello spazio di semirealtà. Questo spazio è stato illustrato per la prima volta  da Jacob Levi Moreno, il creatore dello psicodramma.  [ Semirealtà: dimensione affine al gioco. Essa è diversa dalla realtà (essendo fittizia e arbitraria), ma al tempo stesso le emozioni che induce sono vive e reali, come pure reali sono le regole e i vincoli, che costituiscono un dato di realtà. Il termine semirealtà esprime questa doppia valenza, di arbitrarietà e di necessità. Lo psicodramma alterna momenti di realtà (l’Incontro tra le persone nella loro concreta umanità) a momenti di semirealtà (la rappresentazione scenica, ad esempio)riflessione a cura di  Luigi Dotti]. Come si capisce il concetto  è stato sviluppato all’interno dell’esperienza psicodrammatica ma incontriamo  uno spazio di semirealtà in tutte quelle situazioni nelle quali il reale, il metaforico e il simbolico si incontrano. Nello spazio di semirealtà l’azione è un’azione simbolica. Questo mi permette di incontrare, ascoltare e anche lasciare agire parti di me che mi fanno paura. La mia ombra mi vuole ladro? Nello spazio di semirealtà posso esserlo. Mi vuole criminale, assassino? Nello spazio di semirealtà anche questo è possibile. Tutto avviene in maniera simbolica, e l’agire è diverso da quello che facciamo nella vita di ogni giorno: in questo spazio rubo un’automobile portando via, ad esempio, una sedia, picchio una persona fingendo di colpirla e via di seguito. Tutto questo consente un primo incontro con le nostre parti ombra. E’solo l’inizio. La prossima volta parleremo anche dei suoi sviluppi.


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