Focusing sulla scena: cronaca di un laboratorio 1

Il Focusing è una pratica che è sempre stata proposta in contesti molto diversi tra loro sempre con risultati molto interessanti.

Eugene Gendlin nel suo libro: Il Focusing in psicoterapia (Astrolabio 2010) illustra l’utilizzo del focusing nel lavoro con il corpo,nel gioco di ruolo, nell’interpretazione del sogno, con le immagini, e in altri contesti. Il focusing pone la sua attenzione sulle sensazioni significative del corpo, quelle che si associano a simboli e che danno luogo ad un dialogo con il nostro mondo interiore. Nel fare focusing la fase iniziale, quella detta anche del fare spazio, vuole portare la nostra attenzione sul problema che intendiamo prendere in esame. Sono diversi i modi per farlo, uno di questi consiste nel praticare la sintonizzazione del corpo e chiedere a questo punto al corpo quali sono le sue sensazioni sul problema che ci interessa. La persona può dichiarare fin dall’inizio su cosa intende lavorare, ma questo non è strettamente necessario: può pure scegliere di lavorare sul qui e ora oppure su una situazione o un ricordo del passato. Il focusing sulla scena inizia proprio con la sintonizzazione del corpo. Una volta che questa è stata compiuta i partecipanti compongono una scena utilizzando personaggi, animali e oggetti di vario genere che sono stati messi loro a disposizione e che dispongono come meglio credono, senza pensarci troppo. Quando la scena è realizzata ci si chiede quali sono le sensazioni che il corpo prova riguardo alla scena. Partendo da qui si cerca il felt sense, si ricerca un simbolo da associare, si prova a capire se il simbolo risuona con il felt sense, si pongono le domande, si ringrazia il corpo e si completa così l’esperienza

Il focusing sulla scena non è nella sostanza diverso dalle altre forme di focusing, parte però da  rappresentazioni tridimensionali realizzate utilizzando in liberamente oggetti e personaggi che possono mettere in evidenza storie del mondo interiore. Il focusing sulla scena prende ispirazione dal gioco della sabbia di Dora Kalff e si collega pure ad esperienze immaginative e di visualizzazione. E’ debitore a tutte queste esperienze della convinzione che dentro di noi esista un mondo di simboli e di immagini che indirizzano il nostro modo di guardare il mondo. Il focusing sulla scena non si propone di interpretare le rappresentazioni interne messe in scena ma consente loro di esprimersi, di ascoltare le sensazioni che il corpo prova a guardarle e di dar luogo ad un rapporto dinamico: le rappresentazioni generano sensazioni significative nel corpo, questa attivazione può trasformare la rappresentazione della scena e favorire un cambiamento interiore.

Il focusing sulla scena nella fase preparatoria dà spazio a componenti ludiche del nostro mondo interiore e questo favorisce un’esperienza mossa da uno spirito di leggerezza che aiuta le persone a lasciarsi andare. La realizzazione della scena avviene in modo giocoso: il materiale fornito è composto in gran parte di oggetti (animali, personaggi, costruzioni, oggetti di uso comune) utilizzati dai bambini e i loro giochi, questo stimola ricordi piacevoli. Anche quando lo scenario mostra rappresentazioni drammatiche il tutto avviene all’interno di un contesto ben definito: quello del gioco.

Anche le favole per bambini presentano aspetti di drammaticità e violenza. Nelle fiabe abbondano orchi e streghe che cacciano i bambini, lupi che mangiano nonne, fanciulle perseguitate da matrigne e sorellastre ma la formula magica: c’era una volta crea un contenitore che sdrammatizza anche a queste terrificati storie. La scena è l’elemento da cui si parte per fare focusing, ascoltando le sensazioni che prova il corpo di fronte a quella scena. Ala fine, se lo desidera, la persona può modificare la rappresentazione da lui costruita, sempre ascoltando il proprio corpo. In quel caso l’effetto è di chiarificazione dell’evento, che avviene per mezzo di un cambiamento. Non sempre la persona desidera cambiare lo scenario, anche se con il focusing ha trovato qualcosa di nuovo.

Il laboratorio di cui vi parlo ora inizia dopo uno scambio reciproco di saluti: tutti i partecipanti si conoscono e hanno avuto già modo di praticare il Focusing e questo favorisce la creazione di un clima caldo, amichevole, che aiuta l’esperienza. Assieme viene praticata la sintonizzazione. Ogni persona ha davanti a sé un cartone della dimensione di 50 per 70 all’incirca: è lo spazio delimitato su cui verrà costruita la scena di ognuno. Per realizzarla è possibile utilizzare gli oggetti a disposizione: personaggi maschili e femminili, bamboline, animaletti, oggetti d’uso quotidiano che di solito vengono usati per le case delle bambole, animali di vario genere e materiale per costruire paesaggi (recinti, divisori ecc.). le scene vengono costruite anche facendo attenzione alle sensazioni fisiche che provengono dal corpo, senza però interrogarsi su quello che si sta facendo. I lavori vengono poi mostrati al gruppo e, in modo volontario, chi se la sente fa focusing sulla scena realizzata, aiutato nel lavoro dal conduttore.

La prima che inizia è Bianca (nome di fantasia). Possiamo osservare la sua scena nella foto scattata sotto:

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Come si vede in basso c’è un recinto che ospita animali feroci

gab011mentre in alto un tavolino accoglie oggetti d’uso comune (bicchieri, una bottiglia, una fetta d’anguria),


sotto il tavolo due cagnolini, due gattini e un leprotto guardano le belve nel recinto. Su questa scena Bianca fa Focusing.

Dice di sentire una bolla trasparente all’altezza della parte alta dello stomaco. La bolla al suo interno mostra uno scontro. La bolla viene interrogata e risponde che è troppo forte e non potrà venire sconfitta. A questo punto Bianca, invitata ad ascoltarsi dichiara di sentire qualcosa a fianco della bolla. Viene Invitata a portare la sua attenzione su questa parte, che si presenta come un animaletto, che si sente schiacciato proprio dalla bolla. Interrogata questa parte esprime il desiderio di starle vicina e di venire osservata. Viene accontentata e accade qualcosa: solo per il fatto di sentirsi osservata e accolta per quello che è l’animaletto si trasforma: diventa un petalo rosa, che si sente finalmente accettato. Questo cambiamento porta a Bianca una sensazione di sollievo e la spinge nella decisione di mutare la scena che aveva appena costruito.


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