Il labirinto della selva

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In questi giorni sono stato catturato dall’immagine della selva, che mi si è presentata in tanti modi: bosco, selva, foresta.

L’occasione di questo incontro è stata la presentazione ai miei alunni dell’Orlando furioso e più precisamente della fuga di Angelica che, promessa in sposa come premio a quello che sarà il più valoroso dei paladini cristiani, approfitta dello scompiglio che si è venuto a creare nell’accampamento e si dà alla fuga, nella selva. Nel poema di Ariosto la selva è differente dalla selva oscura di Dante. Non è il luogo del male dove l’anima si perde ma è lo spazio del non conosciuto, contrapposto a Parigi e al campo cristiano dove vige l’ordine. Una cosa però è l’ordine, altra la giustizia. Orlando innamorato di Angelica l’ha portata al campo cristiano per sposarla ma Carlo Magno la promette al cavaliere più valoroso nello scontro decisivo contro gli infedeli.  La battaglia volge però a sfavore dei cristiani e il loro accampamento viene preso d’assalto. Angelica, rimasta sola, scappa nella selva. Il caso ha voluto che l’ordine stabilito ( la vittoria contro gli infedeli e il trionfo della croce), subisca una battuta d’arresto. Questo però consente ad Angelica di sfuggire alla sua nuova sorte perché è divenuta, da donna amata da Orlando, trofeo per il vincitore della battaglia, un semplice oggetto. L’unica cosa che può fare è fuggire da tutti i cavalieri che la vedono come preda ambita da cacciare. La fuga sarà anche occasione per la  sua crescita: incontrerà il vero amore Medoro, un ragazzo semplice e lo porterà dal padre nel Catai (la bella Angelica è una cinesina). La selva è lo spazio nel quale si svolge quasi tutta la storia. Come dicevo prima non è una selva oscura ma è misteriosa e puoi trovarci    sentieri che si intrecciano ma non sai dove portino. La selva dell’Orlando furioso è un labirinto. Nel labirinto non si conosce la strada ma la si può trovare, quasi sempre  per caso o per intuito,,  il ragionamento e la logica servono a poco.

 La selva è una metafora della nostra vita, nella quale ci muoviamo, a volte con un obiettivo, a volte no, ma dove spesso i nostri progetti non si realizzano come avremmo voluto. Accade così che un sentiero pare portarci alla nostra meta quando all’improvviso una curva a gomito cambia completamente lo scenario e ci mostra qualcosa di davvero nuovo, lasciandoci spaesati. Per non lasciarci confondere dai cambiamenti guardiamo il passato per vivere con meno ansia il presente e progettare il futuro. Il passato è importante per noi perché ci dà gli strumenti per capire il mondo in cui viviamo.  Anche il nostro sistema di valori ha enorme importanza nella nostra vita ma è la nostra storia personale che segna, come i sassolini di Pollicino nel bosco, il cammino compiuto e i ricordi  chiariscono il senso dei progetti che facciamo. A volte prendiamo in considerazione i grandi  sogni germogliati nel passato e immaginiamo il nostro futuro come il momento del loro compimento. Altre volte invece riusciamo a cogliere solo il dato immediato della realtà e procediamo a fatica, giorno per giorno. Sono i momenti in cui incontriamo sul nostro cammino delle curve a gomito che cambiano la direzione del percorso e ci gettano in una prospettiva completamente nuova, inaspettata. Che ci piaccia o meno ci troviamo di fronte  paesaggi  nuovi e non possiamo tornare indietro. In quei momenti  ci convinciamo  che nel labirinto della vita il pensiero razionale non basta da solo e per questa ragione diamo  ascolto alle nostre emozioni, anche se sappiamo che possono travolgerci. Il pensiero intuitivo può essere l’amico che ci fa vedere le cose da una prospettiva nuova.


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