Perché quando mi arrabbio perdo il controllo?

Capita a tutti noi di arrabbiarci e sentirci travolgere dall’emozione al punto che diciamo parole e teniamo atteggiamenti di cui poi ci pentiamo.

Mantenere la calma è un obiettivo che ci poniamo spesso ma che non sempre riusciamo a raggiungere, questo ci costa spesso un prezzo molto alto. Perché ci succede tutto questo? Il rapporto che abbiamo con le nostre emozioni non è semplice. Se non ne proviamo la vita ci appare piatta, se sono troppo intense ci sentiamo fragili. Le emozioni, con l’energia che sprigionano, ci dimostrano che esistono parti del nostro mondo interiore che non controlliamo e con le quali dobbiamo fare i conti. Questo ci dà fastidio e può perfino spaventarci, sappiamo però che possono darci la carica energetica capace di farci raggiungere gli obiettivi che desideriamo unita alla gioia di sentirci vivi. Ben vengano le emozioni, anche se ci fanno paura!

Controllare le emozioni, se ci pensiamo bene è un proposito ambizioso e difficilmente realizzabile. Le emozioni spontanee non possono venir controllate e se ci provo, se cerco di diminuirne l'intensità per poterle meglio sopportare sento nascere un conflitto dentro di me perché le desidero ma allo stesso tempo ne provo paura. Per questa ragione comincio a viverle quasi con fastidio fino a quando non si attutiscono. in questo modo però perdono la carica emotiva che le caratterizza e ci resta solo un senso di dispiacere per averle provate.

E' forse più corretto provare ad avere un buon rapporto con le nostre emozioni. Noi le sperimentiamo ma non ne siamo padroni, dobbiamo cercare di stabile un dialogo con loro, come se fossero realtà interne a noi eppure diverse. Chi ha letto Lo strano caso del dottor Jeckyll e mister Hide, scritto alla fine del 1800 da R.L. Stevenson, si è convinto che il tentativo di cancellare le parti che non ci piacciono è destinato alla sconfitta. Parecchi studi hanno stabilito che esistono dentro di noi parti che convivono e che talvolta sono in contrasto tra loro: basta ricordare la teoria di Freud (Io Es, Superio) ma anche quella di Eric Berne nell'analisi transazionale (Adulto, Genitore, Bambino), la teoria dei ruolo, alla base dello Psicodramma di Moreno e altri ancora. Non dobbiamo considerare necessariamente le emozioni come delle sottoparti di noi (su questo si discute) non siamo però una realtà unitaria e questo ce lo confermano pure parecchie esperienze di meditazione che ci insegnano a non farci dominare dalle emozioni in vari modi, per esempio osservandole in modo distaccato, considerandole parti diverse dal nostro vero sé.. 
Non dobbiamo eliminare le nostre emozioni, occorre però entrare in rapporto con loro in modo positivo. Non possiamo pretendere semplicemente di dominarle: occorre prestare loro attenzione, ascoltarle. Senza però lasciarsi sopraffare: il nostro sé consapevole può farlo se riesce a creare un minimo di distacco dalle emozioni che prova. Proprio come quando proviamo ad aiutare chi rischia di annegare (in senso reale ma anche metaforico). Se rimaniamo troppo lontani da lui perché abbiamo paura scompare tra le acque della sua disperazione. Se però ci avviciniamo troppo può abbracciarti e trascinarti a fondo. Occorre creare la distanza adatta per costruire un rapporto utile e creativo. In che modo possiamo farlo? Lo vedremo la prossima volta.


Stampa   Email