Psicodramma e Focusing: Vi racconto la mia esperienza


Ho voluto provare  l’incontro tra Psicodramma e Focusing per la passione che nutrivo per queste due esperienze.

Quando ho incontrato il Focusing avevo terminato da qualche anno il corso di psicodramma e operavo come psicodrammatista formatore, iscritto all’AIPSIM (Associazione Italiana Psicodrammatisti Moreniani). Il Focusing è stato per me un’esperienza molto forte e ha stimolato tra l’altro la mia creatività, la voglia di far cose nuove. Cercavo contatti tra le due realtà perchè non volevo tener separati questi due momenti così importanti per la mia persona. Come spesso accade la soluzione era a portata di mano, occorreva però cercarla e provarla. Nel libro Il Focusing in psicoterapia[1] di Eugen Gendlin, ideatore del Focusing, troviamo un capitolo intitolato “il gioco di ruolo” in cu l’autore parla dell’utilizzo del focusing nell’esperienza dello psicodramma e nella terapia della gestalt. “Il contributo essenziale e insostituibile del gioco di ruolo è l’inversione di ruolo: vivere e sentire qualcosa dalla prospettiva opposta”[2]. Queste parole prendono in esame un punto di grande importanza per lo psicodramma. L’inversione di ruolo nello psicodramma è un mezzo importante per poter di mettere in scena la storia di chi rappresenta. Il protagonista, davanti al pubblico, non racconta la sua vicenda ma la mette in scena. Per fare questo utilizza delle persone che lo aiutano a rappresentare la sua storia: l’alter-ego e gli ausiliari. Questi aiutanti si muovono e parlano seguendo le sue indicazioni. Il protagonista  però non spiega cosa fare a parole ma mostra agli ausiliari come si comporta nel concreto  il personaggio che devono mettere in scena. Dopo averlo osservato gli ausiliari si sostituiscono a lui, fanno inversione di ruolo. Nel corso dello psicodramma il protagonista si sostituisce più volte ai suoi ausiliari e la storia viene ripetuta, rivista e risentita da differenti ruoliNel suo  libro Gendlin prende in esame in particolare cosa succede quando il protagonista mostra la violenza che lui ha subito da parte di qualcuno e che viene messa in scena
 ….Ora l’aggressività che era scissa dentro può venire integrata, perché ha invertito la direzione. Non ritorcendosi più sul soggetto e potendo fluire da dentro a fuori, diventa parte di lui.(p 218)[3] 
Mettere in scena il cattivo, agirlo sul palcoscenico davanti ad un pubblico ha un effetto salutare perché consente la realizzazione di un processo di integrazione altrimenti difficile a realizzarsi.
E’ interessante a questo punto ricordare un episodio  realmente accaduto all’inizio  dell’esperienza teatrale di  Moreno e da lui raccontato: la storia di Barbara.
Barbara è un’attrice del “teatro della spontaneità” la compagnia di teatro messa in piedi da Moreno a Vienna nel 1922 nel corso della sua sperimentazione dell’utilizzo del mezzo teatrale per dar voce alle emozioni. Il gruppo teatrale metteva in scena delle scene improvvisate su temi suggeriti dal pubblico (l’evoluzione contemporanea dell’esperienza è il Playback theatre). Barbara interpreta solitamente il ruolo dell’eroina dolce e romantica che le riesce molto bene ed è apprezzato. Passato un certo periodo la ragazza si sposa con un uomo che viene sempre ad assistere agli spettacoli. Dopo alcuni mesi il marito rivela a Moreno che la dolce eroina  della scena  quando è in casa è molto diversa: diventa prepotente volgare e perfino violenta. Per trovare soluzione a quello che sta per divenire un reale problema Moreno propone a Barbara di iniziare a rappresentare parti di donne malvagie, volgari, anche di prostitute. La messa in scena di tali personaggi cambia il comportamento della donna  anche a casa: le  scenate diventano meno frequenti, quando iniziano Barbara si ricorda di scene analoghe sul palcoscenico e le viene da ridere. Anche il marito, come pubblico, osservando la scena ha imparato a vedere con occhi diversi il conflitto[4]. Il dato significativo che emerge da questo episodio è che mettere in scena ed assistere alla vicenda provoca dei cambiamenti interiori. Questo è certamente uno dei punti base di tutta l’esperienza psicodrammatica. Il focusing agisce come attivatore e moltiplicatore del processo di integrazione nel corso dell‘azione psicodrammatica. In che modo?


[1] Eugente T. Gendin – Il Focusing in Psicoterapia – Astrolabio 2010
[2] Op cit p 218
[3] Op cit. p 218
[4]La vicenda, riportata in J.L. Moreno – Manuale di psicodramma    il teatro come terapia – Astrolabio 1985 è stata ripresa e  commentata da G. Boria – Psicoterapia psicodrammatica – F.Angeli 2005

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