zentangle ed altro

Parlarsi con l’arte

In un precedente articolo avevo parlato degli zentangle e questi sono piaciuti a Mira, appassionata di arte ed in particolare di acquerelli (tiene dei corsi sull’uso del colore e si ispira alle dottrine staineriane). Me ne ha inviato uno:

I colori sono davvero belli e disegnano un mandala particolare. Noi non interpretiamo mai i nostri lavori: li osserviamo cerchiamo di capire cosa ci dicono, cosa vogliono comunicarci. Io ho semplicemente voluto risponderle con una mia opera, terminata dopo che avevo ricevuto il suo lo scarabocchio zen:

L’ho intitolato estasi incompiuta, dopo averlo osservato a lungo. Una particolarità di questo tipo di lavori è che il risultato finale: il titolo ma anche il verso nel quale viene sistemato il lavoro in modo definitivo, lo scopri solo alla fine.

Questi lavori danno voce a parti di noi che non sempre ascoltiamo e che riusciamo a far parlare per mezzo dell’arte. Lasciar esprimere parti di noi che non conosciamo è un’azione che appartiene al mondo dell’arte da molto tempo, almeno dalle opere di Jackson Pollock (1912 1956). Dare voce a queste parti ci permette di entrare in contato con loro senza giudizio. L’espressione artistica è il modo con cui instauriamo il nostro dialogo. Per farlo dobbiamo vivere uno spazio ed un tempo durante il quale i nostri abituali criteri di giudizio rimangono in sospeso. In questo modo possiamo vivere la nostra creatività, cercando una sintonia con parti di noi che spesso releghiamo in un angolo.

Questo è un passo importante del nostro cammino di ricerca.

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