in una lettera indirizzata a suo fratello nel 1819 Il poeta britannico John Keats scriveva:

«Supponiamo che una rosa provi sensazioni. Un bel mattino, essa fiorisce e gode di se stessa; poi, però, sopraggiunge un vento freddo e il sole si fa ardente. La rosa non ha scampo, non può eliminare i suoi travagli nati con il mondo: allo stesso modo, l’uomo non può essere felice ignorando che quei travagli esistono, e gli elementi materiali prenderanno il sopravvento sulla sua natura. I corrotti e i superstiziosi chiamano comunemente il nostro mondo: “valle di lacrime”. Da questa valle dovremmo essere liberati grazie a un certo arbitrario intervento di Dio e condotti in cielo: che pensiero limitato e mediocre!
Chiamate il mondo, vi prego, “la valle del fare anima” e allora scoprirete qual è la sua utilità.
[…] Dico fare anima intendendo per “anima” qualcosa di diverso dalla “intelligenza”. Possono esistere milioni di intelligenze o scintille della divinità, ma esse non sono anime fino a quando non acquisiscono identità, fino a quando ognuna non è personalmente se stessa…».

In tempi più recenti, James Hillman che, nel suo libro la Psicologia archetipica, affermava: «L’atto del fare anima consiste nell’ immaginare: le immagini sono infatti la psiche, la sua materia e la sua prospettiva (…). Il fare anima è quindi equiparato alla deletteralizzazione: quell’atteggiamento psicologico che respinge con diffidenza il livello ingenuo e dato per andare in cerca degli umbratili, metaforici significati ch’essi hanno per l’anima».

Ogni persona può e deve di giungere ad una personale e profonda comprensione del sé interiore,per passare da uno modo di “essere intelligente”: lineare, razionale ad uno intuitivo e poetico,che è quello del “Fare Anima”.
Ogni persona inizia il suo cammino quando capisce che non le basta essere intelligenti e intravede il suo sentiero per Fare Anima.