I giorni di febbraio cominciano timidamente ad acennare alla primavera. Qualche marghetita coraggiosa comincia a spuntare nel mio giardino, prima dei crochi, e dice che il tempo sta cambiando.

eppure non festeggeremo San Faustino, San Valentino sarà davvero una festa intima, senza clamori, discreta. E Carnevale sarà con i coriandoli che volano negli schermi delle televisioni e dei computer, qualche stella filante per le strade, lanciata dalle auto, senza convinzione.

E’ la seconda primavera che perdiamo, che guardiamo di nascosto. La natura ce ne guadagna? Forse, come diceva Leopardi, è indifferente e non si cura di noi; gli animali e le piante forse si sentono meno invasi. Noi però soffriamo. Abbiamo dominato il mondo, vincendo sottomettendo ed eliminando tutte le specie che per secoli ci hanno fatto paura: le tigri, i leoni, le pantere, i lupi. Un nemico invisibile ad occhio nudo è stato capace invece di metterci in scacco, rompendo gli equilibri del nostro mondo, della nostra vita.

Come reagiamo? C’è chi resiste, chi si dispera, chi si isola, chi cerca solidarietà nuove per non sentirsi solo. In questo grande dramma torna alla mente il pensiero di Leopardi, che
Qui su l’arida schiena
del formidabil monte
sterminator Vesevo,
Inviata gli esseri umani a praticare una solidarietà capace di renderli uniti contro il nemico comune

In un mondo con le frontiere alzate per non fare entrare i poveri, i bisognosi, dove la battaglia per il vaccino garantito aumenta le divisioni tra gli stati non è facile credere nella solidarietà eppure ne abbiamo bisogno. Per non sentirci soli, per credere che è possibile immaginare un mondo giusto, per sperare che dopo, alla fine, questo dramma planetario è servito a farci capire qualcosa.
Non sono sicuro che sarà così, lo voglio sperare, come quando vedo le margherite nel mio giardino e immagino un modo pieno di fiori.
