Scrivevo la volta scorsa:
Antoine Court de Gébelin, una figura davvero originale, capace di influenzare gli studi in alcuni campi del sapere umano, scrisse nel 1781un saggio sui tarocchi. In questo racconta che la sua prima impressione nel vederli fu che si trattasse di un resto dei mitici Libri di Thot. Senza disporre della traduzione dei geroglifici, che Champollion effettuerà decenni dopo, sviluppò una propria ricostruzione della loro storia, secondo la quale i sacerdoti Egizi avrebbero distillato le conoscenze dei Libri di Toth nelle immagini delle carte per affidarle quindi in custodia agli zingari, che le avrebbero portate in Europa De Gébelin associò inoltre i ventuno trionfi e “Il Matto” alle lettere dell’alfabeto egizio (ma che in realtà non sono ventidue), che affermò essere condivise con l’alfabeto ebraico.
Era cominciata la lettura esoterica dei tarocchi che non erano più un semplice mazzo di carte, a volte utilizzato dagli zingari ,ma erano un libro capace di trasmettere un’antica saggezza.

Nella seconda metà dell’800 Eliphas Lévi stabilì per la prima volta un rapporto preciso fra le 22 lettere dell’alfabeto ebraico e i 22 Trionfi dei Tarocchi, da lui definiti “Arcani maggiori”.
Gérard Encausse, sotto lo pseudonimo di Papus (1865-1917), seguendo le idee di Lévi,creò un mazzo tarocchi con i personaggi egizi illustranti una struttura cabalistica.
Arthur Edward Waite, cercò di per far combaciare i tarocchi con le 22 vie dell’Albero della Vita che uniscono le 10 sephirot della medesima Tradizione cabalistica Per questo scambiò il numero VIII della Giustizia con il numero XI della Forza e trasformò l’Innamorato in Gli Amanti.
Aleister Crowley, occultista appartenente all’Ordo Templi Orientis, cambiò alcuni nomi, arricchì i disegni con riferimenti esoterici e ripristinò l’ordine delle carte: nel suo mazzo la Giustizia diventa l’Aggiustamento; la Temperanza diventa l’Arte; il Giudizio diventa l’Eon e le figure di corte dei 4 semi vengono modificate: i Re sono rappresentati a cavallo, le Regine intronate, e i Cavalieri e i Fanti sono sostituiti da Principi su carro e Principesse in piedi.
Oswald Wirth, occultista svizzero massone e membro della Società Teosofica, disegnò da sé i propri tarocchi introducendo negli arcani non soltanto abiti medievali, sfingi egizie, numeri arabi e lettere ebraiche al posto dei numeri romani, simboli taoisti e la versione alchemica del Diavolo inventata da Éliphas Lévi, ma si ispirò anche alla grossolana versione di Court de Gébelin.
(da Wikipedia)
Come si può vedere nell’800 la lettura esoterica dei tarocchi è un dato di fatto in determinati ambienti.

L’approccio esoterico è solo una superstizione o un punto di vista che, anche se diverso dal tuo, ti propone a volte spunti di riflessione? a te la scelta
Perché si iniziasse a considerare un approccio psicologico alla lettura dei tarocchi occorre arrivare al secolo scorso, precisamente al 1980, in piena new age esce un libro dal titolo:
Il tarocco intuitivo. Una chiave di lettura tra psicologia e magia di Swami Prembodhi l’autore non è indiano ma un italiano: Mario Montano seguace, al tempo del libro, di Osho. Mi risulta essere il primo libro in cui si parla di un approccio che non è esoterico. Sarà questo l’inizio di un altro modo di guardare le carte.
Il libro Gli arcani della vita di Claudio Widmann (2010) analista junghiano porta a pieno titolo Gli Arcani nella grande arena della cultura psicologica, tirandoli fuori dal retrobottega esoterico che cominciava ad apparire stretto e limitante.
In precedenza l’utilizzo sempre più diffuso, a livello psicologico, delle carte Dixit, anch’esse nate come semplice gioco di società ha dato una notevole spinta a questo nuovo approccio.

La prossima volta parlerò di Alejandro Jodorowsky del suo originale contributo allo studio alla conoscenza e alla diffusione dei tarocchi
Qui trovi gli altri articoli sui tarocchi:
I tarocchi per l’immaginazione – Mi curo di me – Il sito di Valerio Loda
I tarocchi nel passato: cosa erano, cosa sono diventati – Mi curo di me – Il sito di Valerio Loda