Un koreano a Berlino

Un Koreano a Berlino

In questi giorni di caldo cocente navigo su internet, e trovo alcune riflessioni che mi aiutano a guardarmi e a considerare il mondo in modo diverso.
Voglio parlarti di un filosofo coreano ma non farò riferimento questa volta all’antica saggezza orientale: lui vive in Germania dove insegna teoria della cultura all’università l’Universität der Künste  di Berlino

Nel libro “la società della stanchezza” del filosofo coreano Byung Chul Han (BCH), vengono espressi alcuni pensieri che ci aiutano a guardare meglio il nostro modo di vivere nella società odierna.
Secondo l’autore nell’epoca attuale il nostro giudice , il Super-io, è stato sostituito da un “‘Ideale dell’io” uno standard da raggiungere a qualunque costo, un modo ideale di essere che ci richiede alte prestazioni nella vita di ogni giorno
. Gli individui rincorrono questo ideale auto-sfruttandosi in continuazione e considerano questo loro modo di fare un”atto di libertà”.


Stiamo così passando da una società che “disciplina” ad una società che misura l’individuo sulla sua “capacità di prestazione” nella vita di tutti i giorni.
In questo modo i confini tra l’orario di lavoro e la vita quotidiana vengono a cadere e il “fare”, cogliere risultati misurabili, possibili da mostrare, diventa il valore più importante della nostra vita.
Certamente internet e il modello di lavoro flessibile hanno contribuito ad accelerare questi comportamenti ma hanno trovato terreno fertile in modi di pensare che già erano diffusi e proponevano modelli di vita basati sulla capacità di raggiungere e mostrare agli altri risultati quantificabili.
Sono un bravo lavoratore se produco x manufatti in x minuti, sono un bravo cantante se canto, pagato, per x serate, sono un bravo pittore se vendo quadri ad un certo prezzo.
qualunque cosa per avere valore deve essere misurabile, se non lo è è solo un’attività ricreativa, assolutamente marginale.


L’individuo diventa un “progetto” sempre in competizione con se stesso perché vuole auto-migliorarsi, quasi fosse una piccola azienda a conduzione unica.
La persona pensa di “liberarsi” “realizzarsi” attraverso il raccontarsi come “progetto”. Byung Chul Han descrive tutto questo come un auto-ingabbiamento immaginato come atto di liberazione.

persona

Cosa posso dire di questa riflessione? Mi sta facendo pensare a quanto c’è di vero di questo nella mia vita. Da questa riflessione però posso partire per guardarmi in modo differente.

ti piacciono i miei post?

Valerio Loda

Mi chiamo Valerio Loda, aiuto le persone nel loro percorso di crescita personale
Sono Counselor Professionista disciplinato ai sensi della Legge n° 4/2013, iscritto al registro professionale dei Counselor della FAIP, codice 1741 . Sono Trainer di Focusing, Facilitatore di SoulCollage® e Psicodrammatista socio AIPSIM.

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