Il passato non si dimentica

Avevo compiuto i vent’anni da dieci giorni, undici per l’esattezza, ma non ricordo grandi feste o brindisi. Del resto era un periodo davvero nervoso, quello.

Poco più di una settimana prima un giovane era saltato in aria mentre trasportava una bomba per un attentato. Tutti lo conoscevano a Brescia, era un militante neofascista e molti dicevano che quello era il segnale di un nuovo livello di violenze, qualcosa di più raffinato delle abituali prove di forza dell’estrema destra.

La manfestazione per rispondere all’attentato era in Piazza Loggia. Andavo verso la piazza in ritardo.Era stata mia madre che con uno stratagemma mi aveva trattenuto in casa, per questo non mi ero unito al corteo in partenza.Avevo poi percorso la strada di corsa, per non perdere il comizio e stare con tutte le persone che erano lì e che conoscevo bene.

Ero ancora nella piazza adiacente, piazza Rovetta, a venti metri, quando è scoppiata la bomba.Ricorderò sempre il rumore cupo e una donna di mezza età che si mette a piangere e grida: la bomba! Io correvo per entrare.
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C’era un grande scompiglio nella piazza, dal palco dicevano di allontanarsi per timore di altri ordigni, feci come dicevano.Ad una cabina telefonai a mia camma per dirle che stavo bene e lei non capiva il perchè di quella chiamata.Le risultò chiaro nei minuti successivi, mentre la notizia arrivava in tutte le case assieme al numero delle vittime che cresceva.
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Vivo questo ricordo perchè per me è stata un’esperienza davvero tremenda e ancora adesso sento il bisogno di ricordare

. Quando parliamo del nostro passato tendiamo spesso a focalizzarci sul vissuto personale, al massimo di quello della famiglia o degli amici. E ‘come se volessimo rimuovere il vissuto sociale che ci ha accompagnato nell’arco della nostra vita.Forse oggi questi discorsi vanno meno di moda come tante verità scomode che non vengono nemmeno accennate.Tutti ci commuoviamo sulle violenze che il nostro bambino interiore, come quello di altri, ha subito; sulle discriminazioni patite, le costrizioni imposte con le buone o con le cattive da un’educazione sbagliata.Quando qualcuno afferma che se andasse nel reparto pediatrico di un ospedale potrebbe già dire ai piccoli con una buona approssimazione: tu sarai un libero professionista, tu sarai lavoratore malpagato e precario, tu sarai impiegato solo guardano le attività lavorative dei familiari le sue parole vengono ascoltate con scarso interesse. Eppure sono una fotografia del mondo in cui viviamo.Disegnare lo sfondo nel quale si svolge la nostra storia è importante perchè ci consente di inquadrare le vicende della nostra vita e di trovare un senso e nuove prospettive anche anche ai nostri percorsi esperienziali.



Ogni anno se sono a Brescia il 28 maggio vado in Piazza Loggia, come molti del resto, a ricordare la giornata.

Ho la necessità di celebrare un ricordo doloroso. Le celebrazioni non sono atti retorici privi di senso reale.Non lo sono quando non ci vengono imposte, quando rispondono ad un’esigenza interiore.Abbiamo bisogno di riti di simboli, per dare senso al nostro modo di guardare il mondo.
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