Perchè una persona dovrebbe creare un mazzo di Tarocchi? Ce ne sono tanti ! I Tarocchi sono un mistero intrigante che può accompagnarti per anni. Sospesi tra gioco, psiche e magia sono amati da tantissime persone in modi spesso differenti, addirittura antitetici. Qui provo a raccontarti la mia storia con i Tarocchi la mia passione per gli Arcani. Non cerco di contagiarti a meno che tu non abbia già dentro di te il seme che rende incantato questo incontro.
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Le carte da gioco nascono in Oriente nel mondo arabo o forse addirittura in India. Arrivano in Europa probabilmente verso la fine del 1300. Nella seconda metà del secolo, ne viene vietato l’uso in diversi Stati per il gioco d’azzardo, questo ci fa dire che dovevano essere parecchio diffuse e non erano viste solo come un gioco innocente. Dei tarocchi abbiamo notizia più tardi. Nella prima metà del 1400 e presso la corte di Milano. Filippo Maria Visconti, commissionò a bravi artigiani dei tarocchi, che dovevano non del tutto uguali rispetto a quelli attuali, ma che erano abbastanza simili, nel senso che presentavano già gli arcani maggiori e gli arcani minori.

A tutt’oggi Gli arcani minori sono simili ai mazzi di carte italiani , con gli stessi semi delle carte: coppe, spade, bastoni e denari. Negli arcani minori le figure di ogni sono quattro e non tre: fante, cavallo, dama e re.
Gli arcani maggiori invece rappresentano tutta una serie di figure, quelle che noi abbiamo oggi, 22, è come se fossero sopravvissute rispetto a un gruppo più numeroso di arcani maggiori, anche se di questo possiamo dire poco.

All’inizio i mazzi di tarocchi dovevano essere riservati alle corti, o quantomeno a persone molto danarose, cioè erano mazze di carte miniate, disegnate a mano, in apposite botteghe artigiane, che però potevano offrire le carte, i mazzi di carte, soltanto a persone che potevano pagarle in maniera consistente. Mazzi di carte stampati, in bianco e nero, probabilmente circolarono ben presto anche nelle osterie, ma di questo abbiamo scarse testimonianze. Una di queste sono i tarocchi bolognesi un mazzo di mazzo di carte che viene ancora oggi utilizzato per giocare, un altro è il Tarocco piemontese.

I tarocchi, un gioco di carte tipicamente italiano, poco alla volta si diffondono nell’area tedesca e anche nell’area francese. Oggi i tarocchi marsigliesi sono il mazzo forse più conosciuto e apprezzato.
Su Finire del Quattrocento abbiamo testimonianze che i tarocchi sono utilizzati anche per il gioco d’azzardo, come le carte normali.
Sul finire del 1700 i tarocchi vennero guardati con occhi nuovi. Antoine Court de Gébelin, una figura davero originale, capace di influenzare gli studi in alcuni campi del sapere umano, scrisse nel 1781un saggio sui tarocchi. In questo racconta che la sua prima impressione nel vederli fu che si trattasse di un resto dei mitici Libri di Thot. Senza disporre della traduzione dei geroglifici, che Champollion effettuerà decenni dopo, sviluppò una propria ricostruzione della loro storia, secondo la quale i sacerdoti Egizi avrebbero distillato le conoscenze dei Libri di Toth nelle immagini delle carte per affidarle quindi in custodia agli zingari, che le avrebbero portate in Europa De Gébelin associò inoltre i ventuno trionfi e “Il Matto” alle lettere dell’alfabeto egizio (ma che in realtà non sono ventidue), che affermò essere condivise con l’alfabeto ebraico.

Nati forse come passatempo con ambizioni didattiche e giocose, utilizzati per il gioco d’azzardo, i tarocchi iniziano ad acquisire una nuova funzione, forse già impiegata dagli zingari, quella di guardare nell’animo umano. Di questo parleremo la prossima volta.
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