Il tuo critico interiore

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Nel precedente post parlavo del critico interiore e dicevo che il focusing propone un dialogo con il nostro critico interiore che ci consente di guardarlo con occhi diversi e di integrarlo nella nostra vita di tutti i giorni.

Con il focusing scopriamo che il critico interiore è una parte di noi che, come le altre, dobbiamo ascoltare, in modo distaccato. Il modo migliore per rapportarsi a lui è quello di ascoltare senza però lasciarsi coinvolgere.

Come molte nostre parti interiori lui chiede per prima cosa di essere ascoltato senza alcun pregiudizio. Dicevo nel precedente post che il critico interiore sembra non accontentarsi mai della nostra attenzione e quando iniziamo a dargli retta continua con le sue raccomandazioni all’infinito. Quello che vuole, in realtà, è solo un modo diverso da parte nostra di ascoltare. Quale? Non di certo quello accondiscendente, simile a quello del bambino che dice sì alla mamma per accontentarla o quello insofferente dell’adolescente che impaziente vuole solo zittire chi sta parlando perché pensa già ad altro. Vuole un ascolto, attento, senza critica. Potremo accettare le sue parole o meno: spetta solo a noi decidere cosa fare. Dobbiamo però prestare attenzione alle sue parole e fargli capire che anche se non siamo d’accordo rispettiamo quello che dice. In realtà il critico interiore sente il bisogno di proteggerci e sa che di fronte a certe situazioni siamo o siamo stati davvero indifesi. Talvolta sbaglia ma il suo modo di guardare le cose può dirci qualcosa. Non bisogna, in ogni caso, metterci a discutere con lui. Capita a volte che il critico dopo aver detto la sua, dopo aver sentito altre parti del nostro mondo interiore, si trasformi. In questo caso è cambiato, ha accettato una parte del nostro modo di considerare il mondo e si è sentito accettato.

Il rapporto con il nostro mondo interiore quando avviene per mezzo del focusing possiede alcune caratteristiche. Per prima cosa evita sempre la critica. Spetta sempre a noi decidere, quando però iniziamo il nostro dialogo lo facciamo attraverso l’ascolto senza critica. Questo determina il clima del nostro incontro. La seduta di Focusing non è in realtà un vero e proprio dialogo ma è soprattutto un ascolto. Di solito facciamo domande per meglio capire cosa voglia dirci quella parte di noi con cui entriamo in contatto. Il Focusing ci aiuta a guardare le cose in modo diverso e a cambiare il nostro punto di vista questo avviene però per mezzo di un processo di tipo inclusivo. Non stabiliamo cosa è giusto e cosa sbagliato ma giungiamo ad un modo nuovo di vedere le cose che tiene conto di punti di vista diversi che sembravano inconciliabili


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