Ulisse e il suo viaggio

Ulisse è un personaggio che accompagna da secoli la nostra civiltà nel suo andare caotico alla ricerca di un futuro migliore. Lo troviamo nell’Iliade ed è il protagonista dell’altra opera di Omero, l’Odissea. Lo ritroviamo nell’inferno di Dante, ne raccontano poi Foscolo, D’annunzio; James Joyce scrive il suo capolavoro ispirandosi ai vaiggi dell’eroe greco.

Ulisse è davvero multiforme. Non solo è astuto ma possiede un’anima che ci conquista e ci affascina. Dante lo colloca all’inferno, tra i consiglieri fraudolenti, ma l’incontro che ha con lui è del tutto particolare. Con l’eroe greco parla Virgilio, la sua guida, che fa da tramite perché teme che la parlata fiorentina, barbara, del suo discepolo possa indisporre il greco. Non gli chiede il motivo per il quale si trova all’inferno vuole solo sapere in che modo è morto. La risposta di Ulisse è il racconto del suo ultimo viaggio, che non troviamo nell’Odissea. Inizia quando oramai è vecchio e la vicenda aggiunge nuovi colori e colpe nuove alla sua coscienza.

Lascia la casa, abbandona la moglie e i familiari. In un folle slancio (il folle volo): si getta alla ricerca dell’inesplorato, del mondo non conosciuto e trascina nell’impresa i suoi compagni con un breve discorso:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza”.

Il finale però è tragico:

Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;

ché de la nova terra un turbo nacque

e percosse del legno il primo canto.

Tre volte il fé girar con tutte l’acque;

a la quarta levar la poppa in suso

e la prora ire in giù, com’altrui piacque,

infin che ’l mar fu sovra noi richiuso”.

La critica contemporanea ha evidenziato un parallelo tra Dante ed Omero: tutti e due sono alla ricerca del sapere, della conoscenza, ma Dante confida nella Fede e il suo viaggio è guidato da Dio. Questa guida manca ad Ulisse, che vuole contare solo sulla sua mente e sul valore degli umani: per questo si perde ed è sconfitto.

Ulisse ha perso la sua battaglia ma forse ha vinto la guerra. Il suo ultimo viaggio è destinato al fallimento e in questo senso Ulisse è un vinto, eppure, nelle tenebre dell’inferno, nell’incontro con il Poeta conquista il rispetto e l’ammirazione di Dante e di tutti quelli che verranno dopo. Il suo orgoglio non è servito a fargli raggiungere l’obiettivo ma le parole che grida ai suoi compagni risuonano ancora, dopo settecento anni, nelle nostre orecchie e conquistano le nostre menti. Ci suggeriscono che, accanto alla Legge, esiste un sistema di valori che dà senso al nostro muoversi nel mondo e che ci spinge a compiere follie: oggi diremmo che ci spinge ad uscire dalla nostra comfort zone perché dobbiamo assolutamente trovare quello che cerchiamo, il nostro Graal.

Ugo Foscolo, che lo menzionò in un bellissimo sonetto, termina

una sua opera; Dei sepolcri, con queste parole rivolte ad un altro grande eroe vinto:

E tu, onore di pianti, Ettore, avrai,Ove fia santo e lagrimato il sanguePer la patria versato, e finchè il SoleRisplenderà su le sciagure umane.


Questi versi hanno valore anche per l’eroe greco che con la sua astuzia distrusse Troia ma non scampò al fascino estremo dell’impresa impossibile, del folle volo.

La follia di Ulisse ci accompagnerà e ci assisterà nel nostro cammino,ricordandoci che vale la pena tentare.

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